CAIVANO - Dedito alla famiglia e benvoluto da tutti. Un pezzo di pane, dicono in tanti a Pascarola dove abitava ed era cresciuto. Purtroppo Salvatore Palmiero, geometra di 50 anni, stamane all'alba è stato colto da un improvviso malore a Roma, dove si trovava per lavoro con altri colleghi. Attivati subito i soccorsi non c'è stato niente da fare, i medici hanno constatato la morte. La notizia ha scosso la comunità di Pascarola dove Salvatore era descritto come una persona gentile, educata, perbene, che viveva solo per la sua famiglia. Lascia la moglie e due figli adolescenti. A loro le più sentite condoglianze della redazione del giornale Caivano Press.

CAIVANO - Come prima, peggio di prima. A Caivano come nei paesi vicini, da 20 o forse anche 30 anni, è un problema respirare. Troppe puzze costringono la gente a dormire con le finestre abbassate e le porte chiuse nonostante il caldo africano. Portavoce della protesta, che dilaga su Facebook, è sempre Don Maurizio Patriciello il quale ha scritto come a Frattaminore, il paese dove vive, è impossibile dormire. Ma il fatto riguarda anche tutti i comuni vicini (Caivano è in linea d'aria un chilometro distante da Frattaminore). nella foto il manifesto denuncia di 9 anni fa.

"Sono passati 9 anni (correva l’anno 2012) da quando iniziammo a gridare il nostro sdegno verso le istituzioni incapaci di assicurare ai cittadini i loro veri diritti. Nove anni! Eppure stanotte, a Frattaminore, lo stesso fetore ha invaso le nostre case. Nove anni di lotte contro i mulini a vento. Nove anni di odiosissimi scaricabarili tra politici, partiti, partitini, comuni, regione, forze dell’ordine. Unico fatto certo: anche stanotte non si è dormito. Anche stanotte nessuno sa che cosa ha respirato. Anche stanotte in terra dei fuochi gli ammalati di cancro sono stati soli e abbandonati. Noi, cittadini italiani di serie b, ai diritti più elementari non abbiamo diritto, evidentemente. Buona giornata".

 

CAIVANO - Continua a bruciare la Terra dei Fuochi. A Pascarola, in zona Cappella San Giorgio, si è sprigionato un incendio per il quale sono dovute intervenire due autobotti dei vigili del fuoco, presenti anche le guardie ambientali di Caivano dirette dal maresciallo Giuseppe Nocerino. Ad andare in fiamme, probabilmente per origine dolosa, un frigorifero e vari scarti in un terreno incolto. Purtroppo ad andare in fiamme sono spesso rifiuti depositati in terreni incolti, spesso abbandonati dai proprietari, che non sono neanche di Caivano, molte volte quindi diventa difficile pure risalire ai titolari. Una situazione che richiede, a questo punto, anche un intervento massiccio per conoscere tutti i reali proprietari dei terreni. 

 

CAIVANO - Ieri sera (21 giugno), in via Sant’Arcangelo, i carabinieri di Caivano, diretti dal tenente La Motta, allertati dal consigliere comunale Francesco Giuliano e dall’Assessore all’Ambiente Pasquale Penza, già sul posto per aver ricevuto una segnalazione sospetta di alcuni cittadini, hanno fermato e poi sequestrato un’Ape Car Piaggio, non coperta da assicurazione, dirigersi verso i Regi Lagni. I militari hanno portato in caserma i due occupanti il piccolo mezzo che è risultato privo Rca obbligatoria.

(dal sito www.bassairpinia.it) - Un nuovo riconoscimento viene reso noto dalla giuria del Premio Bassa Irpinia 2021 – Eccellenza dell’anno. Il riconoscimento che sarà consegnato il prossimo 27 giugno nella location del Palazzo Ducale di Avella va a Don Maurizio Patriciello, sacerdote come gli altri e come gli altri annuncia il Vangelo. Ma farlo nella Terra dei Fuochi è diverso. Lì è diventato Padre spirituale, amico, confidente, educatore, portavoce di una lotta che abbraccia un’intera regione e una gran parte d’Italia. Terra dei fuochi è chiamato quel territorio che circonda la parrocchia di San Paolo Apostolo in Caivano in provincia di Napoli. Fuochi che per anni hanno bruciato cumuli di rifiuti, liberando nell’aria veleni tossici. Da umile sacerdote di periferia, don Maurizio ha alzato la voce contro lo scempio che da più di 20 anni si consuma su quel territorio, lo scarico di rifiuti industriali altamente tossici. La sua voce si alza contro la camorra responsabile di quello scempio, colpevole di quel fetore che sbarra porte e finestre, che uccide l’aria fresca della sera, e il sole del mattino.

Ecco cosa scrive del prelato che esercita il suo ministero a Caivano Nicola Nicoletti

"Ma qual è la storia di don Patriciello? Facciamo un passo indietro al 2013 quando, come un papà preoccupato per i figli, va a chiedere al prefetto come stava quella terra su cui si sentivano tante dicerie riguardo all’amianto. Non sapeva che, dopo quel 17 ottobre, la sua storia sarebbe cambiata per l’ennesima volta. Aveva già un senso quando, da infermiere, serviva i sofferenti. Paramedico scrupoloso, lavorava a 100 metri da casa. Poi un passaggio in auto a un bizzarro francescano rinnovato, quelli che per ubbidienza alla povertà, scalzi, viaggiano in autostop, lo aveva incuriosito. Proprio lui, lontano dalla Chiesa da tanto tempo. Alla fine Patriciello a 30 anni si iscrive a Teologia e poi diventa prete. Il vescovo lo invia a Parco Verde di Caivano, dove si contano 13 piazze di spaccio per un business di 100 milioni di euro all’anno. Un quartiere sorto dopo il sisma del 1980, una somma di povertà, da quella psicologica a quella lavorativa e morale. Lì si avvertono dei fetori terribili. Il sospetto è che vengano bruciati rifiuti industriali. A volte, per la puzza, non si riesce a celebrare la Messa. Nelle notti d’estate non si dorme, con il caldo asfissiante e i termoconvettori a palla. In una di queste “veglie” il prete non ce la fa più. «Erano le 3, sudavo, dovevo reagire». Apre il computer e scrive su Facebook: «Sono don Maurizio Patriciello, chi non può dormire per il tanfo?». Sino alle 6 è in chat con migliaia di cittadini sfiniti dalla puzza. L’indomani va dal vescovo: «Tutti tacciono ma noi dobbiamo reagire», dice a monsignor Angelo Spinillo, appena giunto in diocesi, ad Aversa. E arriva il fatidico 17 ottobre quando, suo malgrado, irrompe nei telegiornali di mezzo mondo. Fioccano articoli tradotti in svariate lingue per un incidente diplomatico con il prefetto di Napoli De Martino. Don Maurizio voleva allertare le autorità sull’emergenza di una natura violentata dai roghi al veleno che illuminavano le notti napoletane. Invece è brutalmente zittito per la sua mancanza di rispetto: non aveva dato dell’“eccellenza” al prefetto. Uscendo dal palazzo medita: ha fede che non sia vana l’umiliazione subita. Ed è così. Una ragazza assiste alle urla del prefetto e posta tutto sul web. In due giorni l’opinione pubblica, giornalisti ed europarlamentari, chiedono le dimissione di De Martino e parlano di roghi e rifiuti interrati. Potenza dei media. «Siamo stati strumenti della Provvidenza», esclamava sorridendo l’instancabile prete quando, accettando le scuse, va dal prefetto a donargli un crocifisso. Un contemporaneo fioretto francescano per descrivere un uomo testardo, che non vuole tacere di fronte ai funerali di giovani e ragazzi di 10 o 24 anni in inquietante aumento".

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