di FRANCA FALCO

Mentre divampa sempre più, sulle varie reti televisive, il dibattito sulla prossima consultazione referendaria per la riforma della giustizia, proposta dal governo Meloni per la modifica degli articoli 87, 102, 104, 105, 106, 107, 110 della Costituzione, la gente comune, che incontro quotidianamente, mi chiede lumi, perché non ne riesce a capire l’importanza e, soprattutto, l’utilità. Questa riforma, infatti, parla di separazione delle carriere dei magistrati, del sorteggio dei giudici nel Consiglio Superiore della Magistratura, che dovrebbe essere sdoppiato, dell’Alta Corte di Giustizia, la quale dovrebbe sottrarre al Consiglio Superiore della Magistratura la funzione disciplinare nei riguardi dei magistrati.

Su questa complessa materia il popolo è chiamato a votare:

il SI indica l’approvazione della riforma della giustizia, proposta dal governo Meloni, che prevede la modifica degli articoli della Costituzione, precedentemente indicati.

Il No ne indica invece la bocciatura.

E’ appena il caso di ricordare che il testo della Costituzione, redatto tra il 1947 e il 1948 da un’Assemblea Nazionale Costituente, composta da 556 deputati, tra cui 21 donne, eletti a suffragio universale, rappresentanti di tutti i partiti, fu approvato il 22 dicembre 1947 ed entrò in vigore il 01 gennaio 1948. Oggi io noto in giro una grande confusione, perché all’uomo comune, che non ha mai avuto problemi di giustizia, non è chiaro cosa sia la magistratura e come funziona; sa solo che i processi penali, ma soprattutto quelli civili, si protraggono all’infinito e che, colui che incappa in problemi di giustizia, soprattutto civile, deve aspettare molti anni, prima di vedere riconosciuti i propri diritti.

 E’ naturale, quindi, porsi qualche domanda:

Questa riforma accorcerà i tempi dei processi?

Per unanime ammissione, sia dei fautori del SI, che di quelli del NO, questa riforma non servirà affatto a ridurre i tempi dei processi.

Poiché seguo con interesse i vari dibattiti, ho potuto apprezzare quello della trasmissione “Che tempo che fa” , tra due magistrati del pool “Mani pulite”, Antonio Di Pietro, sostenitore del Si,  e Gherardo Colombo, sostenitore del NO.

Ho notato con piacere che il presentatore Fazio ha gestito con estremo equilibrio e pacatezza un vero confronto democratico tra due interlocutori, che spiegavano le loro motivazioni senza insultarsi e senza urlare, cosa cui, purtroppo, non siamo affatto abituati. Dopo aver seguito con molta attenzione questo dibattito, mi sono ahimè! vieppiù convinta che, al cittadino comune, della separazione delle carriere, dello sdoppiamento del Consiglio Superiore della Magistratura, dell’introduzione dell’Alta Corte di Giustizia non gliene importa proprio niente; vuole, piuttosto, una giustizia più rapida, e non approva, ad esempio, la completa abrogazione, attuata dal governo Meloni con la legge 114 del 2024, del reato di abuso di ufficio, che puniva il pubblico ufficiale, il quale, violando norme di leggi e di regolamenti, procurava, intenzionalmente, a terzi, un ingiusto vantaggio patrimoniale o un danno ingiusto.

Purtroppo il referendum del 22 e 23 marzo, che non affronta affatto i reali problemi della giustizia, è diventato terreno di aspro scontro politico, cui non si sono sottratte nemmeno le più alte cariche dello stato: membri del governo, infatti, in maniera piuttosto improvvida, stanno strumentalizzando fatti di cronaca e sentenze dei magistrati per la propaganda del SI, suscitando, loro malgrado, negli elettori, il sospetto di intenti punitivi nei confronti della magistratura.

Tale clima ha provocato l’intervento vibrato del presidente della repubblica, che ha ammonito tutti al rispetto delle istituzioni e all’equilibrio dei poteri, sancito da quella Costituzione, su cui tutti giurano, e che non è un libro ingiallito, da sventolare solo il 2 giugno, ma il patto che tiene insieme la casa comune, garanzia dello stato di diritto, confine invalicabile, che impedisce al potere di diventare arbitrio.

 

 

Il consigliere Mellone attacca: strano dopo le mie ripetute richieste

CAIVANO - Sparite le carte delle relate di notifica del primo consiglio comunale, dove si è votato il documento più importante dell’anno, ovvero il Bilancio di previsione, senza cui un Comune rischia lo scioglimento. La storia è emersa dopo un’interpellanza ed una richiesta di accesso agli atti del consigliere di minoranza Giuseppe Mellone (Forza Italia) il quale ha chiesto i documenti  il 6 e l’11 Febbraio ma il 24 febbraio il responsabile del settore affari generali ha risposto testualmente “che il 18 febbraio la signora impiegata (omissis) riferiva di aver trovato, dopo l’espletamento del consiglio comunale, una borsa contenente una serie di fascicoli ma che all’interno degli stessi, qualche giorno dopo, non aveva riscontrato la presenza delle relate di notifica…”.

Lo stesso funzionario del Comune di Caivano ha dichiarato, alla fine della lettera spedita al consigliere comunale Mellone, di aver interessato l’autorità giudiziaria alla luce di quanto emerso. Mellone ha definito il fatto gravissimo perchè "dopo ripetute richieste, mi viene comunicato che la documentazione è scomparsa. Proprio ora, dopo la mia istanza di accesso agli atti. È una coincidenza? Parliamo del bilancio di previsione, l’atto cardine dell’attività amministrativa. Senza la documentazione a supporto, la validità stessa della delibera potrebbe essere messa in discussione".

Il presidente del consiglio comunale Luigi Esposito oggi pomeriggio ha diffuso una nota alla stampa sulla vicenda in cui c’è scritto fra l’altro che “si smentiscono con fermezza le gravi affermazioni che lasciano intendere un mancato riscontro per volontà della classe politica o, ancor più gravemente, l’ipotesi che la documentazione sia stata occultata o fatta sparire deliberatamente. Tali insinuazioni risultano del tutto prive di fondamento e non corrispondono alla realtà dei fatti”. Insomma inizia a riscaldarsi l’atmosfera politica mentre sarà la magistratura a stabilire come le carte siano scomparse, accidentalmente o volutamente. 

Il polo universitario di Caivano ospita un incontro dedicato al giovane musicista insignito della medaglia d'oro al valor civile

di ANNA DEL PRETE

CAIVANO - L'eredità umana e artistica di Giovanbattista Cutolo, il talentuoso cornista tragicamente scomparso, sarà al centro di un evento commemorativo intitolato "A Giogiò, cuore e ricordo indelebile dell'umanità". La manifestazione si svolgerà martedì 3 marzo, a partire dalle ore 18 presso i locali del Polo Universitario di Caivano situati in via Sannitica 12.

L'iniziativa, promossa dalla prefettura in collaborazione con il Comune di Caivano, nasce per onorare la memoria del musicista, simbolo di coraggio e amore per la cultura. Il programma prevede una prima fase dedicata ai saluti istituzionali curati dal sindaco Antonio Angelino, dal rettore dell'università degli studi della Campania "Luigi Vanvitelli" Gianfranco Nicoletti e dal presidente e rettore dell'ateneo "Parthenope" Antonio Garofalo.

Il momento centrale della serata vedrà la proiezione del video "Tre pallottole di bellezza", seguita da interventi di alto profilo civile e religioso. Prenderanno la parola il parroco della chiesa San Paolo Apostolo, don Maurizio Patriciello, e Daniela Di Maggio, madre del giovane e presidente dell'associazione "Giogiò vive". Le conclusioni della cerimonia saranno affidate al prefetto di Napoli, Michele di Bari.

L'incontro rappresenta un'occasione fondamentale per la comunità locale e accademica di riflettere sul valore della legalità e sul sacrificio di un cittadino esemplare, la cui passione per l'arte continua a ispirare le nuove generazioni.

Win Dance Academy & Canto Generation in diretta su Nokep TV e Sky

A marzo Piazza Campania diventa il palcoscenico del Campania Talent Show, un grande evento dedicato alla danza e alla musica che accende i riflettori sui nuovi talenti emergenti. Quattro appuntamenti imperdibili trasformano il Centro Commerciale Campania in un vero hub di spettacolo, visibilità e opportunità concrete per artisti e performer. L’evento, realizzato in collaborazione con Nokep TV, sarà trasmesso in diretta nazionale su Sky TV e sul canale Nokep HD del digitale terrestre, con un’estensione digital e social che amplifica la portata dell’esperienza e il potenziale dei partecipanti.

Si parte domenica 8 marzo e ogni venerdì (13, 20 e 27 marzo) Piazza Campania ospiterà esibizioni dal vivo di cantanti e crew di danza che si sfideranno davanti a una giuria di esperti all’interno di un format televisivo strutturato, capace di coniugare intrattenimento, scouting e produzione musicale. Il Campania Talent Show unisce due grandi format:

  • Win Dance Academy, dedicato alle scuole di danza e alle crew coreografiche.
  • Canto Generation, rivolto a cantanti solisti pronti a mettersi in gioco su un palco di respiro nazionale.

All’interno dell’evento prende vita Nokep TV Generation – Live On Stage, un live show con conduzione e giuria che restituisce un’esperienza autenticamente televisiva e proietta i talenti verso nuove opportunità professionali, anche grazie al supporto di Warner Music Italia e Saifam Music.

 

Premi in palio

  • Miglior cantante
    Contratto discografico con Cosmophonis (Warner Music Italia)
    Premio in denaro di 5.000 euro
  • Miglior crew di danza
    Premio in denaro di 1.000 euro

Calendario degli appuntamenti

  • 8 marzo – Opening
    Ore 18:00 diretta live
    Giornata inaugurale con presentazione dei protagonisti e avvio ufficiale delle esibizioni.
  • 13 marzo – Seconda tappa
    Ore 19:00 – 21:00
    La competizione entra nel vivo con nuove performance e valutazioni della giuria.
  • 20 marzo – Semifinale
    Ore 19:00 – 21:00
    I migliori talenti si sfidano per conquistare l’accesso alla finale.
  • 27 marzo – Gran Finale
    Ore 19:00 – 21:00
    Una serata di grande spettacolo decreta i vincitori del Campania Talent Show.

Come partecipare

Le iscrizioni sono aperte fino al raggiungimento del numero massimo di partecipanti.

Sito web: www.nokeptv.it
Telefono: 380 28 78 755
(Regolamento disponibile sul sito)

Il Centro Commerciale Campania è pronto a celebrare il talento, la passione e la determinazione delle nuove generazioni.

Un appuntamento da vivere dal vivo e da seguire in diretta nazionale.

Per aggiornamenti sugli eventi e dettagli:

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Presenti all'illustrazione del libro sull'ex vescovo di Acerra, nella chiesa del Parco Verde, sindaco, don Maurizio, il prefetto, il vescovo di Aversa e il procuratore della Repubblica

di STEFANIA GALIERO

CAIVANO – Una data da segnare in rosso sul calendario della rinascita di Caivano. Il prossimo 3 marzo 2026, alle ore 19.45, la parrocchia San Paolo Apostolo diventerà il centro di un confronto fondamentale tra Stato, Chiesa e società civile in occasione della presentazione del volume di Giovanni Bianco dal titolo “Don Riboldi: l’uomo della carità integrale”.

L’opera non è solo una biografia, ma un manuale azione per chiunque creda nel riscatto delle terre difficili. La figura di Monsignor Antonio Riboldi, che guidò la diocesi di Acerra negli anni più bui dello strapotere della camorra, rivive oggi come bussola etica per le sfide del Parco Verde e dell’intero hinterland Napoletano. L’importanza dell’evento è testimoniata da un parterre di relatori che rappresentano i pilastri della legalità e della spiritualità sul territorio: don Maurizio Patriciello, parroco simbolo della lotta per la tutela ambientale e la legalità, che farà da padrone di casa, unendo idealmente la sua missione a quella storica di don Riboldi; Antonio Angelino, sindaco di Caivano, impegnato nel difficile compito di riconnessione tra istituzioni comunali e cittadini; Raffaele Marzano, assessore alla cultura del Comune di Caivano, nel ruolo di moderatore; monsignor Angelo Spinillo, vescovo di Aversa che offrirà una lettura teologica e pastorale della carità integrale quotidiana; Michele Di Bari, prefetto di Napoli, la cui presenza ribadisce l’attenzione costante del Governo verso la comunità di Caivano, e Domenico Airoma Procuratore Capo della Repubblica presso il Tribunale di Napoli Nord.

Il concetto espresso da Giovanni Bianco nel libro parla di una carità che non è semplice elemosina, ma promozione umana. Don Riboldi insegnò che non si può amare il prossimo senza chiederne la dignità, il lavoro e la sicurezza. In un momento in cui Caivano sta faticosamente ricostruendo la propria immagine e la propria struttura sociale, il richiamo a una carità integrale, diventa un programma politico e sociale oltre che religioso. “Ricordare Don Riboldi a Caivano significa dire che il cambiamento è possibile, che la voce di un uomo solo può diventare il grido di un popolo intero” spiegano gli organizzatori.

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