CAIVANO - Due importanti eventi organizzati dal comune di Caivano in occasione della Giornata della Memoria del 27 gennaio presso la biblioteca comunale “Stelio Maria Martini” di piazza Battisti. Ieri 24 gennaio alle ore 10.30 dove, in diretta dal canale Youtube della Fondazione Museo della Shoah, c’è stato il collegamento con la scrittrice e poetessa Edith Bruck per presentare il romanzo autobiografico “Il pane perduto”, vincitrice del Premio Strega Giovani nel 2021. Edith Bruck è una dei superstiti di Auschwitz dove, a soli 13 anni, fu deportata insieme alla sorella per essere poi liberata nell’aprile del 1945.

Nel pomeriggio di venerdì 27 gennaio, invece, alle ore 18 sempre presso la biblioteca Stelio Maria Martini, si terrà “Letture in Biblioteca” a cura del Liceo Braucci di Caivano dove gli studenti leggeranno alcuni passi dal libro “La memoria rende liberi” di Liliana Segre. Durante l’incontro verrà proiettato lo short teatrale “Le donne della Shoah” che racconta la storia di alcune donne che hanno vissuto il dramma dei campi nazisti. Seguirà il concerto “Lechaim”, che in italiano significa “alla vita”, del Maestro Alessandro Fusco: un emozionante memorysong in cui si potranno ascoltare brani legati all’olocausto, alle discriminazioni e alcune delle più importanti colonne sonore di film dedicati alla Shoah composte dal Maestro Ennio Morricone. Due eventi importantissimi per continuare a ricordare affinché l’orrore della Shoah non venga mai dimenticato; perché alcuni avvenimenti non possono e non devono essere dimenticati.

FRATTAMINORE - Stamane 24 gennaio, all’esito di complessa attività d'indagine, diretta dalla Procura della Repubblica di Napoli Nord, i Carabinieri della Compagnia di Caivano, comandati dal capitano Antonio Maria Cavallo, hanno dato esecuzione ad un’ordinanza di custodia cautelare, emessa dall’Ufficio GIP del Tribunale di Napoli Nord, nei confronti di D.P.G., 42enne di Frattamaggiore.

Il predetto, in concorso con altre persone non ancora identificate, lo scorso 27 ottobre 2022, presso il Comune di Frattaminore, perpetrava il furto di quattordici pistole Beretta 765, nonché di 115 proiettili del medesimo calibro, in dotazione al locale Comando di Polizia Municipale, abusando della qualità di guardia giurata, mentre prestava servizio per una nota ditta di vigilanza privata operante sul territorio.

Nella circostanza, l’evento criminoso, concretizzatosi accedendo alla casa comunale attraverso un cantiere edile adiacente ad essa, si concludeva con la contestuale sottrazione di carte d'identità in bianco e di una somma di denaro contante. L'utilizzo dell’autovettura con colori d'istituto, di cui il vigilante infedele aveva la materiale disponibilità in ragione della sua attività lavorativa durante l'espletamento del turno di servizio, consentiva allo stesso di allontanarsi dal luogo dell'evento, sottraendosi ad eventuali controlli ed assicurandosi il trasporto indisturbato della refurtiva.

Le indagini svolte dal nucleo operativo e radiomobile della Compagnia di Caivano, guidato dal tenente Antonio La Motta, consentivano di cristallizzare il coinvolgimento del predetto D.P.G. in un ulteriore episodio criminoso, avvenuto lo scorso 7 gennaio nella zona industriale di Casoria. L'odierno arrestato, nell’occasione, approfittando della qualità di addetto alla vigilanza, svolgeva funzione di palo, per consentire ad ignoti complici il furto in un'azienda, evento non concretizzatosi per l'intervento di altro istituto di vigilanza privata, accorso a seguito di segnalazione allarme perimetrale anti-intrusione. L'indagato è stato posto in regime di arresti domiciliari, cosi come disposto dall'Autorità Giudiziaria.

 

 

CAIVANO - E' durata pochi giorni la sua libertà, seppur agli arresti domiciliari. Giovanni Ciccarelli, fratello dei boss Antonio e Domenico, capi del clan egemone nel Parco Verde, era stato arrestato dai militari della Compagnia di Caivano, comandata dal capitano Antonio Maria Cavallo, ad inizio gennaio perchè sorpreso in casa con mezzo chilo di eroina. Ma dopo l'interrogatorio di garanzia davanti al Gip il Ciccarelli aveva potuto beneficiare degli arresti domiciliari, a casa della sorella che abita nel rione Salicelle di Afragola. L'altro ieri di nuovo un colpo di scena, i militari del nucleo operativo e radiomobile di Caivano, guidati dal tenente Antonio La Motta, gli hanno notificato un'ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dalla procura in quanto non avrebbe rispettato gli obblighi imposti dagli arresti in casa.  

di Raffaele Semonella, architetto

“Mentre il medico studia l’ammalato muore”; una “frase fatta” e spesso usata per far capire che si sta perdendo tempo e la situazione può precipitare. Bene. Anzi male. Caivano ormai non ha più tempo! Però l’approvazione del P.U.C. con delibera 292 del 30/12/2022 fa capire che il territorio ammalato può tranquillamente continuare ad ammalarsi! Aldilà dello studio.
Iniziamo a capire cosa vuol dire PUC (Piano Urbanistico Comunale) e cosa era il PRG (Piano Regolatore Generale).
Il PUC è l’attuale strumento di gestione del territorio, approvato dal Comune che ne diviene unico responsabile a tutti gli effetti. La Regione e la Provincia rilasciano gli ulteriori pareri fino ad arrivare all’adozione definitiva. A differenza il PRG (nato nel 1942) veniva redatto su indicazioni di Provincia e Regione e, dunque, la responsabilità ricadeva su questi due enti.
La differenza sostanziale fra PUC e PRG non poggia tanto sulle responsabilità bensì sulle previsioni. Ovvero come si intende sviluppare il proprio territorio di appartenenza negli anni che verranno e che visione/proiezione deve avere. Sia essa demografica che economica.
IL PRG era composto su previsioni decennali e aveva validità a tempo indeterminato, anche se era trascorsa la decade (cosiddetto piano statico). Il PUC, invece, ha una parte strutturale e una programmatica. La parte strutturale ha valore a tempo indeterminato e rappresenta, per così dire, la “costituzione” del territorio”. La componente operativa riguarda solo le aree che il PUC individua come trasformabili e devono essere programmate in esercizi temporali di 3 anni e coordinate con il programma triennale delle opere pubbliche per dimostrare la realizzabilità.
Durante questo periodo, il Comune deve monitorare l’attuazione delle previsioni e se, a fine periodo, quanto previsto non è stato realizzato, l’ente locale dovrà aggiornare il piano operativo e redigere nuovi atti di programmazione degli interventi (cosiddetto strumento dinamico).
Insomma, delle differenze sostanziali. Il PUC vede protagonista il Comune, quindi la macchina amministrativa in toto, nell’indirizzare le trasformazioni della città nel tempo e nello spazio. Ecco.
Quanto pubblicato dal Comune di Caivano nell’attuale determina sopra richiamata, non solo non trasforma la città ma praticamente ricopia quanto già era presente nel vecchio PRG. Un progetto preliminare quello del PUC a quanto pare fermo al 2006, da quando fu dato l’incarico di redigerlo al tecnico esterno. Oggi, dopo 16-17 anni, ci ritroviamo dei documenti assolutamente inutili per lo sviluppo della città.
La dimostrazione di quanto detto sono, ad esempio, le aree di lottizzazione. Ritornano in maniera perentoria così come erano già previste e collocate nel PRG.
Se nel PRG non avevano ricevuto appeal nel corso di 30 anni, come è possibile che dobbiamo ritrovarle ancora nel PUC?
Insomma, a leggere la relazione che accompagna il PUC, nelle premesse si fa riferimento a un piano capace di creare un processo di cambiamento. Ma quale cambiamento ancora non si sa. Questi documenti confermano l’ennesimo fallimento di una classe politica vetusta, che governa da anni questo territorio (a prescindere dal colore politico). Questo strumento è estremamente importante almeno per i prossimi 50 anni della nostra città. I tempi odierni ci impongo rigenerazione e non consumo del suolo con lottizzazioni. Ci impongono sostenibilità e recupero, spazi pubblici, social housing e soprattutto la ricucitura tra la città e la parte agricola, ormai devastata dall’abusivismo e dalle aree intercluse. Insomma, la città deve essere a misura dei Caivanesi, non a misura di pochi. Non è facile discutere di un argomento così complesso ma, non è neanche giusto, trattarlo nel modo in cui è stato presentato. Mancano ancora le NTA (Norme Tecniche di Attuazione), ad ora non si sa con quali indici è possibile fabbricare oppure recuperare. Sarebbe stato bello vedere nel nostro Comune un concorso di pianificazione magari con la partecipazione dei cittadini, veri attori protagonisti del territorio.
Un modo di operare, ormai consolidato e utilizzato ormai da anni in tante città italiane ed europee. Un’occasione persa (l’ennesima!) per innescare un processo di responsabilità comune.
Oppure, se non un concorso, si poteva pensare di affidare la progettazione ad uno studio extra territoriale, magari europeo, con visioni e prospettive in contesti certamente più all’avanguardia del nostro. Invece, a quanto pare, per i prossimi anni lotteremo con le solite, comode, decisioni “Democristiane”.

 

La piéce, scritta da Antonio Marfella, dà il titolo all'intero dittico ed è ispirata al mito di San Gennaro e al Prodigio del Sangue.

di GABRIELLA DILIBERTO

Domenica 22 gennaio, alle ore 19, al Teatro Bolivar (via Bartolomeo Caracciolo, 30), diretto artisticamente da Nu’Tracks, sarà la volta di “Sangue agitato”, lo spettacolo presentato da “Casa del Contemporaneo”, scritto da Antonio Marfella, anche in scena insieme all’attore Giampiero Schiano. Si tratta di un dittico teatrale, ispirato al mito di San Gennaro e al Prodigio del Sangue, che affianca fra loro le figure di due martiri sui generis: due agiografie congetturali, arbitrarie, comiche con un personalissimo tentativo di votarsi ai santi.

«I brani che compongono il dittico – racconta l’autore e attore Antonio Marfella - sono entrambi di matrice cristiana. Alle mie latitudini non è difficile sentire atei confessi erompere in esclamazioni tipo “Maronna mia d’o’Carmine!” in circostanze o di fronte ad eventi che stimolino meraviglia o timore. È una sintesi sbrigativa di quanto siamo intrisi di mitologia cristiana. Eppure, tale mitologia è pressoché ignorata dalla maggior parte dei teatranti. Per converso, a questa distrazione, fa da contraltare un’attenzione talvolta ossessiva verso i Miti Greci, con la conseguenza, per i teatranti, di essere più a proprio agio con Prometeo che con Gesù Cristo. Non escluderei che tale paradosso possa rappresentare una misura della distanza che intercorre fra teatranti e pubblico. Utilizzando fonti storiche, agiografiche, letterarie e iconografiche – prosegue Antonio Marfella - mi sono provato ad elaborare due moderne agiografie, collegabili fra loro in un unico percorso narrativo. L’intenzione era di rendere dialettico e attuale il racconto di coloro che, solo perché dichiarati Santi, sono diventati, ai nostri occhi, finti, scontati, monodimensionali, statue inespressive senza voce. Le pièces scaturite rappresentano biografie esemplari, inevitabilmente congetturali, innestate nella nostra contemporaneità».

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