CAIVANO. Oltre 800 giovani ascoltati, decine di interviste raccolte e un’unica grande domanda: come immaginano il proprio futuro i ragazzi di Caivano? A questa domanda ha cercato di rispondere il progetto di ricerca-azione “Futuri (Im)Possibili”, promosso da Fondazione Rut ETS, Fondazione Don Calabria per il Sociale, Consiglio Nazionale delle Ricerche e Struttura del Commissario Straordinario per gli interventi infrastrutturali e di riqualificazione sociale funzionali ai territori ad alta vulnerabilità.

I risultati della ricerca sono stati presentati nel corso di un incontro tenutosi presso il Municipio di Caivano e moderato dalla giornalista e sociologa Enza Angela Massaro. Ad aprire i lavori sono stati i saluti istituzionali del sindaco di Caivano Antonio Angelino, della dottoressa Elena Paoli, referente dei progetti sociali della Struttura di supporto al Commissario Straordinario, intervenuta in sostituzione del prefetto Fabio Ciciliano, impossibilitato a partecipare, di Antimo Di Francesco, dirigente della struttura commissariale, e del professor Salvatore Capasso, direttore del Dipartimento di Scienze Umane del CNR.

L’introduzione è stata affidata all’assessore alle Politiche Sociali Giuseppe Precchia, mentre i dati della ricerca sono stati illustrati da Rocchina Romano, ricercatrice dell’Area Coesione Sociale di Fondazione Rut, dal direttore del CNR-IRISS Paolo Landri e dalla prima ricercatrice del CNR-ILC Silvia Piccini. Sul tema “Il territorio come laboratorio di innovazione sociale” è intervenuto Giuseppe Marino, coordinatore dell’Area Campania di Opera Don Calabria, mentre le testimonianze raccolte sul campo sono state raccontate dagli educatori dell’Unità di Ricerca di Strada della Fondazione Rut Cecilia D’Angelo, Luigi Cerbone e Luigi Massari.

L’indagine restituisce l’immagine di una generazione che guarda al futuro con sentimenti contrastanti. Curiosità e speranza convivono con paura e incertezza. Tra le principali preoccupazioni emergono la guerra, la criminalità e le disuguaglianze sociali ed economiche. Dalle risposte dei giovani emerge inoltre una forte percezione di fragilità del territorio: criminalità, droga e violenza rappresentano le difficoltà più ricorrenti, seguite dalla mancanza di lavoro e di opportunità future, dall’abbandono scolastico e dalla carenza di spazi educativi e culturali.

Tra le criticità territoriali segnalate figurano l’insicurezza degli spazi pubblici, la scarsità di servizi culturali, la mancanza di luoghi di aggregazione e di infrastrutture dedicate ai giovani. La ricerca evidenzia anche un cambiamento nelle abitudini culturali delle nuove generazioni: il tempo libero è sempre più legato alla socialità informale e al mondo digitale, mentre teatri, musei e biblioteche risultano poco frequentati.

In questo quadro, la famiglia continua a rappresentare il principale punto di riferimento per gli adolescenti, seguita dagli amici, mentre le figure istituzionali e professionali del supporto restano ancora marginali.

«Ascoltare i giovani significa assumersi una responsabilità precisa: quella di costruire una città che sappia offrire opportunità, spazi di crescita e strumenti per realizzare i propri sogni. I risultati di questa ricerca ci consegnano una fotografia autentica del mondo giovanile e ci indicano con chiarezza la strada da seguire. I ragazzi di Caivano chiedono più cultura, più luoghi di aggregazione, più occasioni di formazione e lavoro. Come amministrazione continueremo a lavorare in sinergia con le istituzioni, il terzo settore e il mondo della ricerca affinché nessun giovane si senta lasciato indietro e perché il futuro di Caivano possa essere costruito insieme alle nuove generazioni», ha dichiarato il sindaco Antonio Angelino.

Il progetto consegna così a Caivano non soltanto una fotografia del disagio e delle fragilità, ma soprattutto un patrimonio di idee, bisogni e aspirazioni da cui ripartire. Perché, nonostante le difficoltà, il desiderio di riscatto e la capacità di immaginare un domani diverso restano vivi nelle nuove generazioni del territorio.


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