Francesco Soviero, 54 anni, da tanti anni è in prima linea nella lotta ai reati di genere, attualmente è procuratore aggiunto presso la Procura della Repubblica di Salerno. Entrato in magistratura nel 1992, l’anno delle stragi Falcone e Borsellino, come prima destinazione ebbe proprio la Sicilia, a Trapani, come giudice; è stato poi trasferito a Nola, altra terra di Camorra, ma sempre occupandosi di criminalità. Infine, è passato nei ranghi dei pubblici ministeri prima assegnato alla sezione ordinaria e poi in forza alla DDA, si occupa attualmente di reati di genere ai danni di fasce deboli.

Dottor Soviero, la nuova legislazione (codice rosso) favorisce le indagini sui reati contro la donna e le fasce deboli?

“Sicuramente la produzione normativa ultimi anni migliora l’approccio a tale fenomeno criminale. C’è maggiore sensibilità della classe politica per affrontare questa emergenza. Naturalmente, per quanto riguardo l’aspetto giudiziario, posso dire che sia da parte dell’autorità giudiziaria che delle forze polizia in questi ultimi anni abbiamo dato una risposta efficiente, rapida, basato su un approccio specializzato e non burocratico, che si concretizza in una capacità di ricevere le denunce delle vittime e prestare tutti gli strumenti per svolgere correttamente e velocemente indagini e processi”.

I numeri, però, non indicano un calo significativo dei femminicidi…

“E’ ovvio che la risposta repressiva non basta per risolverlo. E’ vero che il numero dei reati e delle denunce è in aumento, ma bisogna considerare che il numero delle denunce presentate è sicuramente molto inferiore a quello reale, probabilmente siamo nell’ordine del 10%-20% dei reati commessi ai danni delle donne e delle persone vulnerabili”.

Secondo lei quale strumento potrebbe aiutare i Pm e la polizia giudiziaria?

“La lotta contro questi fenomeni passa anche e soprattutto attraverso la rete sociale, mi riferisco ai centri antiviolenza, alle case rifugio, agli assistenti sociali e quindi a tutto l’universo dell’associazionismo a protezione delle donne e delle fasce deboli. Quindi, è proficua la collaborazione fra forze di polizia, magistratura e tali associazioni, soprattutto per fornire alla vittima una tutela veloce ed efficace”.


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