CAIVANO - Anche quattro Caivanesi, tre donne ed un uomo, sono indagate (due sono agli arresti domiciliari e due hanno l’obbligo di firma alla polizia giudiziaria) nella maxi-inchiesta sul riciclaggio di circa 175 milioni ad opera del clan dei Casalesi tramite società fittizie. L’indagine – che ha preso in considerazione il periodo che va dal gennaio 2016 al gennaio 2020 - è stata condotta dalla Guardia di finanza delle province di Napoli, Caserta e Salerno, sotto il coordinamento della Procura della Repubblica di Napoli guidata da Giovanni Melillo con il supporto del procuratore aggiunto Rosa Volpe, ed ha consentito di emettere misure cautelari verso 63 persone, quasi tutte accusate di associazione a delinquere finalizzata al riciclaggio.

In sostanza i promotori del sodalizio creavano società fantasma, le quali emettevano fatture inesistenti per frodare il fisco e ripulire il denaro, che finiva spesso verso carte Poste Pay di persone nullatenenti e altre società “cartiere”, i cui titolari prelevano ingenti somme di denaro in contanti (almeno 80 milioni) presso sportelli delle province di Napoli e Caserta oppure li giravano tramite bonifico verso altre persone fisiche. Denaro che alla fine veniva consegnato, tramite i promotori dell’associazione a delinquere, ad esponenti del Clan dei Casalesi, non identificati. I finanzieri, nella meticolosa indagine, hanno accertato che anche quattro persone di Caivano, tre donne ed un uomo, hanno effettuato operazioni sospette.

Una signora di 44anni, per cui sono scattati gli arresti domiciliari, in un anno ha prelevato dalla sua Poste Pay quasi 8 milioni di euro in contanti (anche 50mila euro alla volta allo sportello postale), un’altra donna, invece, mezzo milione di euro in appena tre mesi; un'altro infine ha ricevuto in due mesi bonifici per 169.000 euro. Soldi accreditati grazie ad operazioni del tutto ingiustificate e sproporzionate rispetto al reddito. Ovviamente i quattro, come prevede la legge, sono tutti innocenti fino a prova contraria.


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