di MARIAPINA FALCO

Ho visto la serie televisiva "La Preside". Al disagio iniziale di veder rappresentare il mio paese come Beirut dopo i bombardamenti (hanno dato il nome Caivano ad un realtà che non era Caivano, essendo le riprese girate altrove), veder rappresentare personale Ata, collaboratori scolastici, personale comunale, assistenti sociali completamente assenti, è subentrato un malessere quasi fisico sfociato in una nausea profonda.

Caivano non è diversa da altre periferie. Ha le sue criticità anche forti, ma comunque non è come è stata rappresentata A risolvere il tutto è arrivata lei la nuova preside che tutto decide, tutto pianifica e tutto risolve. La donna da paragonare ad un nuovo Messia: l'Unto del Signore.

Diranno che è non è la realtà ma una fiction. Una storia romanzata ma ormai la realtà virtuale si identifica con quella reale. La gente ci crede. Ho insegnato 35 anni in una scuola a ridosso del Parco Verde (Papa Giovanni) dove non scarseggiavano ed erano molto numerosi i ragazzi fragili e difficili. La dispersione era tanta, li abbiamo cercato uno per uno ed accolti. Per toglierli dalla strada abbiamo per primi aperto la scuola di pomeriggio con laboratori coinvolgenti ed accattivanti (teatro, giornalini, produzioni cinematografiche). Abbiamo lavorato tanto per l'inclusione sociale anche di ragazzi diversamente abili. Ora fortunatamente, anche se dei ragazzi provenivano da famiglie fragili (anche economicamente).

sono divenuti degli ottimi professionisti. Abbiamo lavorato tantissimo contro il razzismo di ogni genere. Abbiamo realizzato un documentario contro la droga .Sapendo bene che non potevamo risolvere il problema abbiamo attrezzato i ragazzi di conoscenze. Chi conosce il pericolo lo evita. Ci siamo esposti sapendo bene che avremmo dato fastidio a quelli che la vendevano. Siamo andati avanti nonostante le minacce.

La dispersione nella nostra platea si è azzerata. La cosa migliore è che i ragazzi venivano volentieri a scuola sapendo che trovavano un ambiente formativo attraente e non solo nozionistico. Non abbiamo mai creduto ad una persona sola al comando. Gli obiettivi si raggiungono con squadre motivate ad ottenere gli stessi risultati. Abbiamo sempre lavorato con umiltà senza il codazzo di media e giornalisti compiacenti. I veri protagonisti devono essere i ragazzi non certo i docenti ne tantomeno i presidi

Non ho nulla contro il cast (l'attrice è stata bravissima) ma gli attori recitano su un copione scritto da altri. Gli sceneggiatori hanno usufruito di un cliché ormai standardizzato quando si parla del Sud degrado-eroe solitario quasi un messia-riscatto. Questa Preside non rappresenta né la scuola (nessuno ricorda il nome dell'istituto ma solo il suo) né il territorio (infatti non è Caivano) ma se stessa.

Come da copione arriva ad insegnare un professore del Nord che chiede espressamente il trasferimento a Caivano sempre con intento missionario. Mi sembrava di rivedere "Speriamo che me la cavo" dove un maestro elementare sempre del Nord veniva trasferito a Napoli. Almeno quello faceva ridere, questo per niente. A me è successo il contrario. Sono andata io al Nord in provincia di Torino sulle Alpi Canavesi. Ho trovato una classe stupenda piena di ragazzi meravigliosi, affettuosi da farmi sentire molto poco la nostalgia della mia famiglia e del mio paese. Mi piaceva stare con loro anche fuori l'orario scolastico. Li porto ancora nel cuore. Da ragazza mi sono "nutrita" degli scritti di Don Lorenzo Milani e con la classe abbiamo fatto un giornalino dal titolo "Insieme". Da soli non si va da nessuna parte. Il Preside di quella scuola (razzista a sua insaputa) mi diceva sempre "Professoressa lei non può essere di Napoli. Lavora sempre con impegno e dedizione. "Preside - rispondevo - gli altri napoletani sono molto meglio di me. Dopo tanti anni vedere sbattuta in tv una scuola piena di insegnanti incapaci, svogliati, indolenti fa male perché non corrisponde alla realtà . Quei docenti che operano in quei contesti di frontiera sono degli eroi. Al danno la beffa. Ora sono anche bistrattati. Si dirà che è solo una finzione cinematografica. Ma la realtà spesso si identifica con l'immaginario. Viste le rimostranze nei riguardi della fiction "La Preside" gli autori si sono affrettati a dire che in effetti è una storia romanzata. Allora perché chiamare questo paese Caivano?

In effetti dalla prima all'ultima puntata la falsità la fa da padrona. Si comincia con l'assegnazione della presidenza in un luogo buio e malsano. Tutti rifiutano di andare a Caivano tranne la protagonista che accetta di andare come una missionaria in un paese africano. Non è così. Non ci si può rifiutare. Si perde l'incarico. La protagonista arriva a Caivano il mese d'Agosto. L'incarico scatta dal primo settembre. Lei nel film toglie la catena al cancello. Non lo avrebbe potuto fare. Sarebbe stata denunciata. Trova tutto chiuso dice lei. Nella realtà la scuola non chiude mai. Il personale scandisce a turno le ferie. Nella serie la falsità maggiore è data dal protagonismo della preside che tutto opera e tutto decide. Dov'è il Consiglio d'Istituto? Il Collegio dei docenti? Non è così.

La scuola è una comunità educante. Il successo formativo dei ragazzi è assicurato in modo corale da tutto il personale, dai bidelli, dal personale Ata, dai docenti e dalla presidenza nessuno escluso. Forse solo nella scuola,da soli non si va da nessuna parte. L'uomo o la donna sola al comando non possono esistere. Nella storia vengono infangati anche i carabinieri. Infatti il Maresciallo viene arrestato. Non si salva nessuno. Viene salvata solo la Chiesa con il suo parroco. Infatti non c'è traccia. Hanno fatto venire anche il mare a Caivano (magari!). Logicamente sulla spiaggia vi sono costruzioni diroccate.

Gli sceneggiatori sono andati giù pesanti. Hanno fatto venire anche un professore da Milano. Abbiamo sempre bisogno di un educatore dal Nord. Il danno che è stato fatto al mio paese è incalcolabile. Ormai siamo al centro della corruzione e dell'illegalità nazionale. Abbiamo delle dure criticità ma non siamo la sola periferia di grandi agglomerati urbani. La maggior parte delle persone lavora dignitosamente. In questi giorni sono stata fuori. Quando hanno saputo il nome del mio paese mi sorridevano in segno di benevola commiserazione. Non lo so quando questo durerà ma sono sicura molto a lungo. Mi sento ferita. Abbiamo lavorato tanto con passione ed umiltà. Abbiamo tirato fuori da ragazzi anche difficili delle belle personalità. Sono loro il nostro orgoglio di aver costruito un paese sano e virtuoso non come purtroppo una fiction falsa e non veritiera ci vuole rappresentare.

 

 

 


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