L’ex assessore ha chiamato in causa l’ex sindaco Enzo Falco (non indagato): era a conoscenza di tutti i dettagli, io e Armando Falco riportavamo a lui le notizie giorno per giorno.
AVERSA - E’ apparso in forma e convinto dietro allo schermo, anche se non era possibile scorgere il viso, essendo un pentito. L’ex assessore Carmine Peluso ieri mattina mercoledì 2 dicembre si è collegato in videoconferenza con il Tribunale di Aversa dove è in corso il processo ordinario a politici, tecnici, camorristi e impresari raccontando i misfatti della politica Caivanese durante l’amministrazione di Enzo Falco, come ha già descritto nelle centinaia di pagine riempite davanti ai magistrati dell’Antimafia. Proprio con quest’ultimo ha iniziato il suo atto d’accusa verso il sistema Caivano con voce molto ferma. “L’ex primo cittadino Enzo Falco era a conoscenza di tutto, anche dell’associazione che avevamo formato coi camorristi, io e Armando Falco (nipote dell’ex primo cittadino e imputato nel processo, ndr) ogni sera, dopo le 18, andavamo al Comune e gli raccontavamo tutto, compreso che ci incontravamo coi boss, fra cui il capo Antonio Angelino “Tibiuccio”. Precisiamo che l’ex sindaco Falco ci risulta che non sia stato mai indagato.
“A Caivano – ha proseguito il Peluso - era truccato l’85% degli appalti, oltre al sindaco la vicesindaco Tonia Antonelli (non indagata, ndr), Gaetano Ponticelli (imputato nel processo) e Armando Falco erano a conoscenza. Il clan, che aveva interesse nei settori comunali di ambiente, manutenzione e cimitero, non faceva sconti a nessuno. E ogni opera veniva realizzata al 60% perché in modo che la ditta potesse pagare la tangente a politici e camorra, infatti il funzionario comunale non firmava quasi mai lo stato di regolare esecuzione dei lavori. Capitò che le presidi Rosalba Peluso e Filomena Zullo, per lavori eseguiti nelle loro scuole Mameli e Milani, ce lo chiesero e andammo in difficoltà”.
Ogni assessore e consigliere aveva la ditta di riferimento, ha specificato Peluso, che poi ha elencato una serie di di imprese, locali e non, svelando il rispettivo protettore politico. La gara delle famose 27 strade da un milione di euro, aggiudicata con il ribasso anomalo del 38%, sarebbe stata del tutto pilotata e l’ex assessore ha ammesso che lui riferiva ai clan gare e ditte aggiudicatarie. Stoccata anche all’ex segretario del Comune Carmine Testa: “in quanto responsabile dell’anticorruzione non ci ha mai fermato”. Il pentito ha poi proseguito raccontando nei dettagli ogni appalto.