Un giornalista a Gorizia: Caivano è al disonore della cronaca", ma nessuno ribatte...
di FRANCA FALCO
Mi è capitato di visionare il filmato del dibattito “Le città della camorra”, organizzato qualche mese fa, nell’ambito del Festival Internazionale della Storia 2025 , dall’associazione culturale “èStoria”, che opera nel comune di Gorizia con il sostegno della regione Friuli Venezia Giulia. In tale dibattito, che ha visto gli interventi del procuratore capo di Napoli Nicola Gratteri e del reverendo don Maurizio Patriciello, ho notato con grande disappunto che, nel presentare i due relatori il giornalista friulano, Stefano Mensurati, ha avuto parole di malcelato scherno, allorchè, citando il luogo di provenienza del sacerdote Patriciello, si è così testualmente espresso: “ Caivano è salita agli onori, anzi al disonore della cronaca”. Parlando poi di località campane molto popolose come “Giugliano, che conta 120.000 abitanti e Caivano, che con i suoi 36.000 abitanti è più densamente abitata di Gorizia”, si è espresso ancora in maniera offensiva, presentandoli come “paesoni dove allignano la malavita e la camorra, mentre il resto della popolazione è omertosa”. Da quanto sopra si deduce che, Caivano e Giugliano assurgerebbero a simbolo di tutte le città della camorra, come detta il titolo. Mi sono sentita indignata ed offesa, perché ormai da più di due anni la nostra martoriata e sfortunata terra, vilipesa ed offesa dai decreti Caivano 1 e 2 e dal modello Caivano, viene impunemente esposta al ludibrio nazionale ed internazionale.
Nel corso del dibattito ho molto apprezzato le parole del magistrato Gratteri sulla camorra, chiare, pacate ed esaustive, ma mi sono molto dispiaciuta per alcune affermazioni del nostro reverendo: è mai possibile che, da più di due anni ormai, non si può parlare di Caivano se non con riferimento alle nostre disgrazie? Al barbaro assassinio della piccola Fortuna, agli stupri delle cuginette, alla più grande piazza di spaccio d’Europa, al degrado, alle gravi inadempienze di tutte le pubbliche istituzioni? Non intendo affatto difendere la classe politica tutta, che ha ampiamente demeritato per mancati interventi e per colpevoli omissioni, come ho sempre affermato, ma penso che non si possa ritenere il Comune, cosa ripetutamente fatta anche a Gorizia, responsabile della mancata vigilanza dell’insediamento di camorristi al Parco Verde.
Il complesso residenziale Parco Verde, costruito dal commissariato di governo in seguito al terremoto del 1980 per far fronte agli sfollati dell’area metropolitana solo per dieci anni, fu nella proprietà e nella gestione di detto commissariato dal 1985, anno di trasferimento degli sfollati, fino al 2001 e consegnato al Comune di Caivano con verbale di trasferimento consensuale e con relativa provvista finanziaria n. 1632/cgf del 27/04/2001, mentre dal 02/01/2004 tutte le unità immobiliari risultarono accatastate al Comune di Caivano. Da ciò si evince chiaramente e la scrivente, in quanto sindaco di Caivano dal novembre 1997 a luglio 2000 ne è testimone diretto, che l'ente locale, non essendo proprietario dei 750 alloggi dal 1985, anno di trasferimento degli sfollati napoletani, non poteva avere affatto conoscenza nè degli assegnatari degli alloggi, nè dei reali abitanti, che nei sedici anni, dal 1985 al 2001 , avevano già subito notevoli variazioni. Pertanto, nessuna colpa si può addebitare al comune per il rilascio, durante tale periodo, 1985-2001, dei certificati di residenza ai non aventi diritto.
Perché si continua con questi atti di accusa, che non fanno altro che esacerbare animi già tanto esasperati? Non dovremmo essere tutti “operatori di pace”, come detta la settima beatitudine del Vangelo di Matteo o ci serviamo del Vangelo a nostro piacimento? Abbiamo tutti bisogno di una grande opera di pacificazione per acquisire la consapevolezza della necessità di proteggere un territorio già tanto sfortunato e martoriato e per rafforzare il senso di appartenenza, in considerazione di quanto di buono c’è stato ed ancora c’è, nonostante la definizione di camorristi, malavitosi ed omertosi, data ai cittadini di Caivano dal giornalista friulano. Penso alla bella tradizione religiosa dei fedeli di Caivano e alla loro venerazione della Madonna di Campiglione; mi vengono in mente i nomi di due illustri scienziati, cui Caivano ha dato i natali, Niccolò Braucci, medico, scienziato e naturalista, vissuto nel ‘700 e il cardinale Francesco Morano, matematico ed astrologo, nonché teologo, vissuto a cavallo tra l’800 e il ‘900.
Che dire poi dei nostri artisti, Mattia Fiore, Antonio Nocera pittori, Crescenzo Autieri scrittore, attore, regista, che con la sua scuola di teatro educa intere generazioni di giovani al bello e al giusto, Giovanni Ludeno, Antonio Vitale, Alfredo Giraldi attori, Antonio Aversano, giovane promessa del teatro napoletano? Non possiamo tacere dell’atleta Alessandra Falco, che, non ancora maggiorenne, qualche mese fa ha rappresentato molto onorevolmente l’Italia ai campionati europei under 20 di atletica, svoltisi a Tampere (Finlandia). Questi, sì, rappresentano il modello Caivano, di cui siamo oltremodo orgogliosi. Va, inoltre, doverosamente segnalato il bellissimo documentario “Caivano….. tra bellezze e sfide” , realizzato dagli alunni della "Milani", sapientemente guidati dai docenti Celiento e Leonetti.
Con l’intervento positivo del governo centrale è stato ricostruito il centro sportivo,la sua fruizione è, però, interdetta sia alle famiglie meno abbienti per motivi economici, sia alle società sportive del territorio. Mi piace evidenziare una maggiore attenzione sul territorio delle forze dell’ordine, particolarmente attive nella lotta alla criminalità. Il notevole incremento dell’organico comunale, prima gravemente carente a causa del dissesto finanziario, non ha portato i frutti sperati e la popolazione non è affatto soddisfatta: le scuole si sono aperte in condizioni di grave degrado, interi quartieri e strade di grande transito, come il corso e via Diaz, per diversi giorni interamente al buio, rappresentano un grave pericolo per pedoni e automobilisti che vi transitano. Lo storico stadio sportivo "Ernesto Faraone", che dovrebbe diventare villa comunale, è un cumulo di materiale di risulta del prato sintetico, inquinante e pericoloso, nonché di macerie. Il suo muro perimetrale, inoltre, e molte altre zone di Caivano sono piste privilegiate di ratti di ogni dimensione, attratti da rifiuti impunemente depositati da abitanti incivili.
Suscita qualche perplessità anche l’abbattimento del glorioso teatro Caivano Arte; sembrerebbe che la somma prevista per la ricostruzione di un teatro di gran lunga meno capiente sia stata già utilizzata in gran parte per lo smaltimento di migliaia di tonnellate di macerie e per le varie progettazioni.
Possiamo ritenerci soddisfatti o dobbiamo chiederci con Cicerone:
QUOUSQUE TANDEM, CATILINA, ABUTERE PATENTIA NOSTRA?
(Fino a quando Catilina abuserai della nostra pazienza?)