di FRANCA FALCO
La morte di papa Francesco ha suscitato un’eco straordinaria nel mondo intero; sebbene prevista e temuta, date le precarie condizioni del pontefice, ha commosso migliaia di fedeli ed ha mobilitato capi di stato e politici del mondo intero, che hanno partecipato in maniera massiccia ai suoi funerali. Poiché nella mia vita ho conosciuto ben sette pontefici, mi piace qui riportare il ricordo personale di ognuno di loro e degli eventi storici che li hanno accompagnati, da me vissuti in prima persona.
PIO XII Eugenio Maria Pacelli
Nata nel 1941, alla morte di Pio XII, papa dal 1939 al 1958, avevo diciassette anni. Assidua militante di azione cattolica, negli incontri parrocchiali si faceva sempre riferimento al Santo Padre, il cui ritratto solenne, ascetico, ieratico, campeggiava in tutti i luoghi sacri. Il papa, allora, da noi fedeli era visto non come una creatura terrena, ma come una figura intermedia tra cielo e terra. Più tardi, studiando la storia della Shoah, appresi con grande dolore che alcuni storici accusavano il Papa di filonazismo per il comportamento, ritenuto ambiguo, di fronte allo sterminio degli Ebrei. Molto più tardi, con grande mio sollievo, tale dolore è stato mitigato dalla sua riabilitazione, fatta proprio da papa Francesco, che nel 2019 aprì a studiosi qualificati gli archivi vaticani su Pio XII, da cui si apprese che la Santa Sede aveva salvato migliaia di Ebrei ospitandoli e nascondendoli nei monasteri, in Vaticano e nelle sue aree extraurbane.
GIOVANNI XXIII Angelo Roncalli
Suo successore, dal 1958 al 1963, fu il cardinale Angelo Roncalli col nome di Giovanni XXIII. Doveva essere un papa di transizione, che, data l’età avanzata, aveva allora 77 anni, avrebbe dovuto guidare la chiesa in maniera prudente attraverso i turbolenti anni 60. In poco più di 4 anni di pontificato, invece, ne rivoluzionò il corso con il suo stile improntato al dialogo e alla comprensione e si fece apprezzare come diplomatico e pastore. Nel 1962 aprì i lavori del Concilio Vaticano II introducendo la chiesa nella modernità; con l’enciclica “Pacem in terris” ne innovò definitivamente la dottrina sulla pace in un’epoca segnata dai rischi della guerra nucleare, che egli contribuì notevolmente a scongiurare con il suo intervento durante la crisi di Cuba del 1962, che portò sull’orlo della catastrofe gli Stati Uniti a presidenza Kennedy, l’Unione Sovietica retta da Krusciov e il mondo intero.
Subito dopo la sua morte, a Caivano, il preside Giuseppe Perri, che era molto simile al Papa per indole e somigliante per aspetto fisico, volle che a lui fosse intitolata l’ex scuola di avviamento, che divenne così Scuola Media "Papa Giovanni XXIII".
PAOLO VI Giovanni Battista Montini
Dal giugno 1963 all’agosto 1978 il cardinale Giovan Battista Montini, con il nome di Paolo VI, guidò la chiesa nei tempi di passaggio del Concilio Vaticano II, che coincise con la contestazione del 1968. Ma l’episodio che segnò maggiormente il suo pontificato fu il sequestro e l’assassinio di Aldo Moro nel 1978. Vivo è in me il ricordo della lettera diffusa su tutti i quotidiani il 21 aprile 1978, a poco più di un mese dal rapimento, in cui il Pontefice lanciò un appello alle Brigate Rosse per la liberazione ”senza condizioni” dello statista. Per raggiungere tale obbiettivo il Papa si adoperò in ogni modo, ricorrendo anche a Monsignor Curione, responsabile dei cappellani delle carceri, che attivò diversi contatti anche in quel mondo. Incurante di alcune critiche della curia, partecipò al rito funebre per Moro il 13 maggio nella basilica di San Giovanni in Laterano. E’ ormai un papa stanco, invecchiato, segnato dalla malattia, morirà tre mesi dopo, ma soprattutto dall’angoscia per la morte di una persona cara, al culmine di una vicenda politicamente intensa e umanamente drammatica.
GIOVANNI PAOLO I Albino Luciani
Dall’agosto a settembre 1978 gli succedette il cardinale Albino Luciani, con il nome di Giovanni Paolo I. La sua morte, dopo 33 giorni di pontificato, fu un evento inatteso e scioccante: il nuovo papa relativamente giovane, aveva infatti 66 anni, fu stroncato nel suo letto da un malore, diagnosticato nell’immediato come infarto miocardico. Per amore di verità non posso tacere il clima di sospetto che circondò la morte del pontefice e la sua fine, del tutto inattesa, suscitò un’ondata di commozione. Fu definito ed è ricordato tuttora come “il Papa del sorriso”.
GIOVANNI PAOLO II Karol Wojtyla
L’elezione al soglio pontificio, nell’ottobre 1978, del cardinale di Cracovia, Karol Wojtyla, fu accolta con grandissima meraviglia; dopo 455 anni, durante i quali si erano succeduti solo prelati italiani, veniva eletto un Papa straniero. Ricordo però che quell’ elezione non meravigliò affatto mio marito, Giuseppe Crispino, che colse subito le implicazioni politiche della scelta del conclave. A distanza di 50 anni ho trovato conferma alle sue intuizioni nel testo “Libertà”del 2024, l’autobiografia dell’ex cancelliera tedesca Angela Merkel, che parla “delle conseguenze del primo Papa polacco, il Cardinale di Cracovia Karol Wojtyla, sulle aspirazioni alla libertà e alla democrazia in Polonia ed oltre i suoi confini”: è infatti storicamente accertato che il novello papa sostenne molto Lech Walesa, leader di Solidarnosc, il sindacato indipendente dei lavoratori polacchi, che ebbero un ruolo cruciale nella caduta del comunismo e nella transizione alla democrazia in Polonia. Giovanni Paolo II era giovane, aveva appena 58 anni, di bell’aspetto, sportivo; amava molto la montagna, spesso si recava a sciare sulle Alpi, dove si incontrava e dialogava con Sandro Pertini, presidente della repubblica molto amato dagli italiani.
Il suo lungo pontificato, durò infatti 27 anni, fu tristemente segnato dall’attentato del 13 maggio 1981, commesso in Piazza San Pietro da Mehmet Ali Agca, un killer professionista turco, che minò molto il suo fisico e che resta ancora oggi avvolto da un alone di mistero.
Sono legata a questo pontefice da due ricordi personali, tuttora fonte di grandi emozioni: nella primavera del 2000 io, che allora ricoprivo la carica di sindaco, partecipai al giubileo a Roma con una folta delegazione di cittadini di Caivano; assistetti alla messa sul sagrato della basilica di San Pietro, proprio accanto al papa, insieme ad altri sindaci. Ci salutò tutti e ci incoraggiò a continuare nel nostro lavoro con impegno e abnegazione. Nell’aprile del 2005, alla sua morte, lo commemorammo a scuola con una messa, cui parteciparono molti abitanti del rione Scotta, officiata da Don Antonio Corvino nell’atrio dell’edificio scolastico.
BENEDETTO XVI Joseph Ratzinger
Il cardinale tedesco Joseph Ratzinger, con il nome di Benedetto XVI, fu papa dall’aprile del 2005 a febbraio 2013, quando lasciò il soglio pontificio per motivi di salute. A meno di un mese dalla sua elezione mostrò grande decisione contro gli abusi sessuali del clero, allontanando diversi religiosi responsabili di pedofilia, stabilendo norme e linee guida più stringenti contro questi casi e chiedendo esplicitamente scusa alle vittime di tali reati. Teologo e filosofo, tenne all’interno della chiesa una posizione conservatrice sui vari temi dibattuti e fu l’ortodosso per antonomasia in opposizione a Papa Francesco, il rivoluzionario, che ebbe con lui una convivenza non sempre facile.
FRANCESCO Jorge Mario Bergoglio
Di papa Francesco molto si è detto: è stato amato soprattutto dagli ultimi della terra, gli umili, gli emarginati; ha sempre lottato per la pace, la giustizia vera, la solidarietà, in controtendenza con i potenti, che con grande ipocrisia sono stati ritratti in bella mostra accanto alla sua bara “francescana” sul sagrato della basilica di San Pietro: penso al presidente Trump, che ha offerto al mondo intero il vergognoso spettacolo della deportazione dei migranti in catene, alla ministra russa, in rappresentanza di Putin, che si rifiutò di ricevere il pontefice ambasciatore di pace, a Milei, che così lo insultava: “un imbecille, rappresenta il male sulla terra e sta con i comunisti assassini!”
Di papa Francesco mi piace ricordare quel “Buonasera” pronunciato con tanta semplicità la sera dell’elezione, quelle messe celebrate alle 7 di mattina a casa Santa Marta, dove, rifuggendo dal lusso della corte papale, aveva stabilito la sua residenza, teletrasmesse durante il periodo del Covid, con le omelie semplici comprensibili da tutti, che toccavano le corde del cuore e portavano una parola di conforto a tutti noi affranti. Particolarmente significativa e commovente è stata una delle sue ultime apparizioni: quasi presago della morte imminente ha voluto essere, fino alla fine, insieme al popolo di Dio, uomo tra gli uomini, non con i paramenti d’oro, ma con dei modesti pantaloni e con un poncho argentino, mentre abbraccia un bambino. Questo è il ritratto più bello e commovente che ci ha lasciato Francesco.