di FRANCA FALCO*
Ho seguito sui giornali locali l’evento del 29 settembre al centro “Pino Daniele” in occasione della festa del Santo Patrono della Polizia di Stato, culminato con il concerto musicale, presentato dall’attrice Serena Rossi, che ha visto l’esibizione di Gigi D’Alessio e di Vincenzo Salemme, fra gli altri. A tale evento ha partecipato un parterre d’eccezione, a cominciare dal ministro Piantedosi con le più alte cariche politiche, civili, militari, con padre Maurizio Patriciello, per finire con gli alunni delle scuole superiori di Caivano.
Ho guardato con grande attenzione i volti degli intervenuti, molti dei quali a me sconosciuti, cui erano state riservate le prime file. Accanto a don Maurizio avrei voluto vedere anche altri rappresentanti della chiesa locale (non c’era proprio nessuno, ndr), cui è affidato il compito di educare e formare i giovani. Non mi pare nemmeno di aver notato i responsabili delle associazioni sportive e di volontariato, che tanto fanno per togliere i ragazzi dalla strada e avviarli allo sport. Tutto ciò mi ha procurato grande tristezza, appena mitigata dalla presenza dei ragazzi, e mi ha indotto a profonde riflessioni, a cominciare dal video di presentazione: è mai possibile cedere al presentismo, cioè alla convinzione che esiste solo il presente e che il passato è qualcosa di irreale?
È mai possibile che, quando si parla di Caivano, si mette in evidenza solo il Delphinia vandalizzato dai Caivanesi “brutti, sporchi e cattivi”, al punto che “nemmeno i drogati andavano più a drogarsi”, risanato poi dalla bacchetta magica dall’attuale governo, che, rispondendo sollecitamente al grido di dolore, ha fatto il miracolo a tambur battente, ribattezzando il nuovo centro sportivo col nome di “Pino Daniele”?

Con tutto il rispetto per Pino Daniele, che io ammiro moltissimo, perché intitolare un centro sportivo ad un cantautore? Io, che ho vissuto pienamente il periodo d’oro del Delphinia, ricordo che tale struttura ha bene operato per tanti anni: praticava lo sconto sull’abbonamento alla piscina ai residenti di Caivano e concedeva agli uffici dell’assistenza sociale voucher da destinare ai ragazzi meno abbienti. Perché abbattere, poi, condannando alla “damnatio memoriae”, cioè all’oblio, il teatro Caivano-Arte, che ha visto sul suo palcoscenico attori di fama nazionale ed internazionale ed ha offerto possibilità di fare teatro a tanti giovani?
Solo chi ha memoria corta non ricorda i meravigliosi spettacoli proposti dagli alunni del liceo Braucci sotto l’abile regia della compianta professoressa Montanaro o le “cantate dei pastori” di Peppe Barra e le esibizioni di Lina Sastri della fine del secolo scorso, cui i cittadini assistevano con la modica somma di duemila lire, mentre il resto del compenso veniva garantito agli attori dal contributo del Comune.
Degni di ricordo sono ancora i cori “Gospel” e i “Caivano Rock”, questi ultimi addirittura di risonanza nazionale. Con tutto il rispetto per Gigi D’Alessio e Vincenzo Salemme, artisti che ammiro molto, non si potevano presentare su un palco così prestigioso Giovanni Ludeno, attore di fama nazionale, nostro concittadino, il nostro maestro di teatro e attore Crescenzo Autieri, un’eccellenza di Caivano, pluripremiato anche a livello nazionale, che ha avviato al teatro, educando al bello e all’arte, intere generazioni di giovani?
È appena il caso di ricordare ai Caivanesi che non lo sapessero che il nostro amato maestro il prossimo 5 e 6 ottobre presenterà al teatro Augusteo di Napoli il meraviglioso spettacolo “Il Giardino Giapponese”, che merita gli applausi di tutti e soprattutto di coloro che amano e a cui sta a cuore la rinascita di Caivano.
Perché non presentare qualcosa di buono che pure c’è a Caivano, come ad esempio il Castello, in cui nel 1632 dal feudatario Giovanni Angelo Barile fu ospitato il viceré di Napoli con la moglie (tale evento è ricordato da un’iscrizione in latino situata all’ingresso del castello). Degno di nota è anche il santuario della Madonna di Campiglione, in cui, come scrive lo storico Scherillo, nel 1852 venne a pregare il re di Napoli Ferdinando II con il figlio Francesco II, seguito da trentamila soldati.

Perché non parlare dell’Ipogeo Romano, rinvenuto nel febbraio del 1925 in via Libertini, restaurato e collocato nel Museo Nazionale di Napoli in attesa di essere presentato al pubblico? Perché mettere in risalto sempre gli aspetti negativi di un territorio tanto martoriato e assurgere a salvatori col “Modello Caivano”, tanto reclamizzato, da esportare in tutte le periferie degradate d’Italia?
Grande e bel progresso: dal decreto Caivano al modello Caivano.
Noi cittadini onesti e perbene siamo stanchi di questa narrazione, che non fa altro che gettare discredito e disprezzo su una terra stuprata, vilipesa, offesa e seminare astio e odio. Non abbiamo bisogno di primi attori, ma di una grande opera di pacificazione, che deve passare per un’informazione seria e obiettiva. Solo così possiamo nutrire qualche speranza che si avvicinino alla politica e lottino per la rinascita della propria terra tanti cittadini, che si sentono completamente scoraggiati, esclusi, emarginati ed espropriati del loro territorio.
* già sindaco e preside di Caivano